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Abbasso lo straniero, viva lo straniero!In ricordo di Paul e Satman

Oggi è la Festa dei lavoratori, di San Giuseppe lavoratore ed è giusto fermarsi, pensare a come il lavoro sta cambiando con l’avvento delle nuove tecnologie, dell’intelligenza artificiale, dello smart working, della settimana corta, della robotizzazione… Ma ci sono alcuni lavori faticosi che non cambiano e sono svolti da stranieri.
Per noi cristiani non c’è straniero! Perché Gesù ha annullato tutte le differenze e tutti i confini, ha dato dignità a tutti. Dovremmo seguire il suo esempio, mettendo al centro la persona umana.
Tra i lavoratori “stranieri” ci sono quelli che lavorano sotto al sole cocente nella Piana del Sele, quelli che prestano la propria opera negli impianti di smaltimento dei rifiuti, quelli delle tante imprese edili del territorio, quelli che hanno o gestiscono esercizi commerciali ed artigianali.
Eppure, sono lavoratori bistrattati, insultati in tanti comizi, presi di mira da alcuni politici… Perché – come sempre – le responsabilità di pochi ricadono su di un popolo intero.
In ogni caso, se i lavoratori “stranieri” non ci fossero, la nostra società sarebbe chiusa. Game over. Da tempo.
Io ringrazio i lavoratori “stranieri”, perché spesso lavorano in condizioni disumane, assurde. E con pochissime tutele.
Tra questi c’era Paul Neeraj, il bracciante indiano abbandonato davanti al Pronto soccorso dell’Ospedale Ruggi d’Aragona di Salerno il 17 aprile scorso, con le gambe in avanzato stato di cancrena, colpito da una gravissima infezione al fegato e ai reni. Paul è morto il 24 aprile.
È un episodio che richiama quello della morte di Satman Singh, avvenuta a Roma il 19 giugno 2024: anche quel bracciante era stato abbandonato fuori a un ospedale romano con un braccio amputato a seguito di un incidente occorso qualche giorno prima nelle campagne pontine.
Giustizia per Satman, giustizia per Paul… Vedremo chi la chiederà, vedremo quanto durerà anche questa notizia, vedremo cosa determinerà l’ennesima assurda morte sul lavoro… E che morte!
Caro Paul, scusaci perché non ti abbiamo accolto, scusaci perché non ti abbiamo difeso, anzi ti abbiamo offeso perché eri “straniero” ed avevi occupato i nostri spazi… Si, proprio i nostri spazi, perché in mezzo ai campi noi italiani andiamo a lavorare.
Caro Paul, scusaci perché ti abbiamo ucciso e fatto morire senza dignità.
Ma ci sarà una Giustizia, anzi c’è già la Giustizia, quella divina e quella di tanti uomini di buona volontà. Grazie a queste due realtà, la società è ancora viva. Non bisogna arretrare di un millimetro e ribadire sempre che la vita e la dignità non si perdono per il colore della pelle o per il conto in banca, per il lavoro, l’impiego o la professione svolta.
Caro Paul, la tua morte – come quella di Satman e di tanti ‘invisibili’ come voi – non sarà inutile se saremo in grado di ribellarci a questa società e porre le basi per una convivenza pacifica tra realtà e culture diverse, tra popoli di religione e tradizione diverse. Giustizia e dignità per tutti.

Marcello Capasso

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