Rosaria Matarese e la complessità della visione: una mostra al FRaC di Baronissi
BARONISSI – Sarà inaugurata sabato 21 febbraio la mostra “Rosaria Matarese. La complessità della visione. Dalla materia all’oggetto, al segno”. Appuntamento alle ore 18:30 presso il Museo FRaC.
Curata da Massimo Bignardi, la mostra accende i riflettori sull’opera di una tra le protagoniste del panorama artistico italiano. Parliamo di Rosaria Matarese, già nota ai cultori e ai critici per l’aver sin dagli anni Sessanta, assecondato la poetica dei novorealisti. sperimentando l’estetica dell’assemblage e dell’accumulo come risposta alle sollecitazioni drammatiche del tempo presente, così ‘dialogando’ con gli artisti newyorkesi.
Ed è un’esperienza singolare, quella di Rosaria Matarese, riconosciuta per il grado di rappresentatività comunicativa quale apertura irrinunciabile ai nuovi linguaggi. Lo scorso anno ha ricevuto il Premio Internazionale Bugatti-Segantini alla carriera, viene qui tracciata con la sintesi di un percorso antologico, con opere realizzate tra i primi anni sessanta e il 2025.
Un punto a favore, dunque, del Museo FRaC, che si distingue nel panorama museale nazionale.
Afferma la Sindaca Anna Petta: “La mostra di Rosaria Matarese coincide con l’apertura di una nuova direzione artistica ed espositiva del Museo FRaC Baronissi, sotto la guida del direttore Pasquale Ruocco. Il Polo espositivo della Galleria dei Frati si contraddistingue, da sempre, per la sua capacità di saper individuare, intercettare e promuovere i linguaggi della contemporaneità. In linea con la visione strategica dell’Amministrazione, il Museo diventa centro propulsore vivo e dinamico, in un dialogo sempre più intenso con il territorio, non solo limitrofo e regionale, ma anche nazionale e internazionale.”
L’opera di Rosaria Matarese, nata a Napoli nel 1941, ha ancora oggi molto da dire. E da mostrare. L’artista è attiva già dagli anni Sessanta, con la partecipazione, nel 1959 alla Prima mostra di pittura Tavolozza d’Oro e nel 1960 alla Rassegna Nazionale d’Arte Giovani del Mezzogiorno presso Circolo Artistico Politecnico, di Napoli. E tante sono state le esperienze espositive. Figura attiva nel gruppo “Linea Sud” con Persico, Luca, Bugli, Paladino, Morelli, la Matarese ha lasciato evolvere negli anni la propria ricerca linguistica in chiave contrastiva, per denunciare limiti e rischi del sistema sociale contemporaneo che mina la soggettività umana.
Non a caso Massimo Bignardi scrive nel testo introduttivo del catalogo: “L’artista napoletana, nelle opere realizzate in questi ultimi anni, ha dilatato lo sguardo sulla condizione della donna oggi: dall’oggettualismo della seconda metà degli anni sessanta, all’attenzione al segno con chiari spunti di una sensualità ‘organica’ è approdata a un dettato compositivo ove pone in evidenza le capacità narrative proprie del segno. Non mancano aggiornamenti del suo tendere a dare all’oggetto una nuova verve, in contrasto con il presente, con l’egemonia del digitale, delle immagini che assediano gli smartphone, costringendo con una forte accelerazione in quest’ultimo decennio a lasciare la dimensioni delle mani (home faber), per accogliere quella del dito, dell’indice (smart home, come lo definisce Byung-Chul Han) che traffica nell’emisfero dilatato della tastiera dello smartphone, ove a guidarlo è l’algoritmo. Contro una società che ci proietta verso le “non cose”, nuova realtà che si fa sempre più pressante, Rosaria riprende la mano, quale strumento di lavoro e di azione.”
(g.f.)



