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Una targa per ricordare Domenico Vicinanza: fu sindaco nella rivolta del 1969


BATTIPAGLIA – La Sala Conferenze del Palazzo di Città sarà intitolata all’ex Sindaco Domenico Vicinanza. L’ha deciso la Giunta comunale con delibera n. 260 del 21 dicembre scorso.
Un’iniziativa partita invero nel marzo scorso, quando la Commissione consultiva toponomastica comunale ha avanzato la prima proposta di intitolazione. E l’Amministrazione Francese – come si legge in delibera – ha aderito “convintamente” al proposito di commemorare il sindaco e cittadino Vicinanza. La Giunta è sì competente a deliberare, ma occorre il nulla osta del Prefetto di Salerno, la cui determinazione è solo un’autorizzazione di rito che serve, tuttavia, a perfezionare l’atto.
Nato a Montecorvino Rovella nel 1924, Domenico Vicinanza fu sindaco di Battipaglia con più mandati, ad iniziare dagli anni ’60, dal 4 febbraio 1963 all’11 marzo 1967 e – dopo i precari ‘interstizi’ amministrativi di Crudele, Roatti, Barra e Mellone – di nuovo dal 28 marzo 1968 al 16 maggio 1969, in una stagione politica e sociale tra le più convulse della storia locale, quella che ebbe nella rivolta popolare del 9 aprile 1969 – innescata dalla chiusura del tabacchificio e dello zuccherificio, con gravi disordini in strada e con un bilancio di vari feriti e due morti – il fatto di maggior rilievo, con estesa risonanza anche a livello nazionale. Proprio il sindaco Vicinanza giocò una parte significativa nella delegazione composta dall’On. D’Arezzo e dal Sen. Vignola per mediare a Roma, in quel vorticoso giro di ore, gli interessi territoriali con il governo centrale guidato da Mariano Rumor. E Roma – anche grazie all’insistenza di Vicinanza – dichiarò finalmente lo stato di crisi delle aziende battipagliesi.
A poco più di dieci anni dalla morte, avvenuta nel giugno 2007, il Comune di Battipaglia intende omaggiare uno dei suoi più noti cittadini. Acquisito il via libera prefettizio, la pratica passerà all’Ufficio Tecnico Comunale, incaricato di predisporre le fasi materiali per l’apposizione della targa commemorativa. E non è un caso se l’iniziativa ricade nel cinquantesimo anniversario dei tragici fatti del ’69.
Ma la memoria di Domenico Vicinanza non è legata solo alla rivolta popolare. Tornò ad essere primo cittadino dal maggio 1976 all’ottobre 1977 e dall’aprile 1982 al febbraio 1984.
Molto andrebbe detto – e prima ancora ricercato, letto e studiato – su questa figura storica, il cui operato andrebbe più nitidamente correlato alla congiuntura socioeconomica dei secondi anni ’60, il che consentirebbe forse di approfondire aspetti e problemi della storia politica battipagliese troppo spesso affidati a giudizi affrettati. Va intanto detto che Vicinanza – medico in esercizio fino al 1994 – fu tra i più attivi militanti della corrente “Nuove Cronache” nell’area di centro-sinistra della Democrazia cristiana, grazie alla fattiva partecipazione e all’affermazione conseguita in alcuni congressi provinciali degli anni ’60.
Basti ricordare che con Vicinanza ci fu il primo finanziamento per la costruzione dell’Ospedale “Santa Maria della Speranza”, nella periferia nord, completato nel 1980. E fu ancora la Giunta Vicinanza a chiedere il finanziamento per la costruzione del sottopassaggio ferroviario tra il rione Taverna ed il Centro urbano.
Il sindaco Vicinanza dispose, inoltre, le misure economiche adeguate per facilitare l’insediamento dello storico stabilimento “Birra Whurer” in via Spineta, ormai chiuso.
Negli anni trascorsi alla guida della comunità battipagliese, egli gestì la complessa e controversa opera di modernizzazione, in chiave industriale, dell’allora centro capofila della Piana del Sele. Lui stesso maturò in seguito un giudizio severo, nutrito di consapevolezza umana e politica, sulle scelte operate in quei decenni di difficile transizione. La città di Battipaglia proiettava il suo retaggio agricolo sui più promettenti orizzonti dell’industrializzazione. Lo sviluppo urbanistico accelerato, con dilatazione incontrollata dell’edilizia residenziale, fu un effetto a tratti ‘irrazionale’ di quell’ambiziosa ed ambivalente proiezione. La classe politica del tempo non sempre riuscì ad indirizzare lo sviluppo con efficaci strumenti di pianificazione strategica. In un’intervista rilasciata a Fernando Tarsia nel 1999 Domenico Vicinanza, ormai settantacinquenne, volle con la memoria evocare quei problematici scenari e commentò: “La necessità era quella di permettere la crescita e lo sviluppo della città. Ho fatto sicuramente degli errori, ma quale politico non ne ha commessi?” (g. f.)

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