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Il Sud secondo Guida, tra mito e miseria: ad Agropoli una mostra-omaggio al pittore cilentano


AGROPOLI – “L’arte che abita il tempo” è il tema della mostra di Andrea Guida in programma dal 17 agosto al 30 settembre 2019. Un titolo che echeggia la fortunata nota critica con cui il poeta Alfonso Gatto volle omaggiare l’originale esperienza artistica del pittore cilentano, evidenziandone la componente temporale come cifra di un’estetica che trae dal divenire motivi e figure per definire una mitologia del presente.
Allestita presso la Sala dei Francesi del Castello Angioino-Aragonese di Agropoli, la mostra è visitabile tutti i giorni dalle ore 9.00 alle 23.00.
Curata dall’architetto Silvio Prota, l’interessantissima rassegna antologica postuma, a quasi tre anni dalla scomparsa dell’artista, è occasione da non perdere: il visitatore vi troverà circa 60 anni di ricerca pittorica in esposizione. Sono infatti esposte 35 tele che includono lavori realizzati dagli anni ’60 fino al 2016. Si tratta di opere attestanti l’amore di Guida per il suo Sud, a mo’ di denuncia estetica, non meno problematica di quella politica, dei tormenti di una terra senza riscatto, eppure sublimata – e qui sembra aprirsi una via d’uscita – nel linguaggio artistico che, fecondando l’immaginazione, dischiude scenari alternativi per il Meridione.
Appuntamento alle ore 19.30. Interverranno il sindaco Adamo Coppola; il consigliere comunale delegato alla Cultura, Franco Crispino; Silvio Prota, curatore della mostra; Antonio Napolitano, già ambasciatore italiano in Lussemburgo e Siria.
Sì, perché Guida ha ‘esportato’ il Sud nel mondo, dopo averlo scandagliato nel profondo e aver proiettato su tela le icone – fissate quasi con ieratica solennità – di una minacciata civiltà contadina, elevata a narrazione mitologica per immagini.
Andrea Guida – nato ad Elea, presso Ascea Marina nel 1925, spentosi ad Agropoli nel febbraio 2016 – è tutt’oggi un artista molto apprezzato in Italia e all’estero, annoverato tra i pittori italiani del secondo Novecento che ha meglio raffigurato la gente umile del Sud. Aveva esordito a Roma, dove si era trasferito nel 1949, quale attento frequentatore degli artisti di via Margutta. Colpì da subito – ma non fu presto successo – il suo realismo calibrato su temi sociali riferiti al Mezzogiorno. In Calabria, ad Amantea, da bambino, prima di trasferirsi con la famiglia ad Agropoli, s’era imbattuto nella miseria dei contadini e dei pescatori. Trattiene negli occhi questa realtà e la porta nella Capitale, dove diviene amico del pittore svizzero Schupfer e della parigina Frommentau. Apprezzato da poeti e scrittori, esploratori e archeologi – lui che a Paestum s’era calato in gioventù nella memoria fragile di rovine eloquenti – Guida attraversa territori culturali diversi, con creatività e curiosità, e molti intellettuali, innanzitutto archeologi, gli dedicano sincera attenzione. Ne danno prova le intense note critiche di quanti decidono di presentare le sue mostre. Fu, del resto, Mario Napoli a inaugurare la sua prima personale a Roma. All’estero si era affermato grazie a mostre – per tramite dello Schupfer – tenute a Ginevra, Zurigo, Boston, Montclaire, Lussemburgo e le sue opere sono oggi accolte presso prestigiose collezioni e raccolte italiane ed europee. Si consideri che negli Stati Uniti Andrea Guida è presente nella Pinacoteca “Tufts University” di Boston e nel Museo di Arte Moderna di Providence R. J. Un circuito internazionale che tuttavia non lo distolse dal Sud, in particolare dal Cilento, forte com’era il legame con cui tenne saldo – è il sentimento del tempo – il vincolo con la terra dei miti, transito obbligato per gli archeologi, i viaggiatori solitari e gli scrittori visionari. Sempre Alfonso Gatto aveva voluto introdurre i lavori grafico-pittorici con cui Guida, nel 1974, aveva illustrato il “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi. E il poeta salernitano lo aveva definito, non a caso, “osservatore e memorialista”.
E vale ricordare, tra l’altro, le tracce tematiche con cui nel 1990 Guida presentava a Lussemburgo la mostra “Gli emigranti” e nel 2000, a Damasco in Siria, intitolava “Terre del Sud” un’altra sua importante esposizione. Ora il Cilento – complice l’evento agropolese, reca omaggio all’artista che, col suo estro sofferto ed umanissimo, seppe restituire immagine e dignità ad una terra spalancata sul tempo presente. E non è mai abbastanza. (g.f.)

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