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Verso i referendum sulla giustizia: il quarto quesito


I referendum popolari abrogativi del 12 giugno si avvicinano. Il popolo italiano è chiamato a pronunciarsi su cinque importanti questioni relative all’amministrazione della Giustizia.
Nei prossimi giorni offriremo alcuni spunti di riflessione, illustrando ogni volta, le ragioni del SI e le ragioni del NO.

Vediamo, in breve, il quesito n. 4.

IV QUESITO

«Volete voi che sia abrogato il decreto legislativo 27 gennaio 2006, n.25, recante «Istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e nuova disciplina dei consigli giudiziari, a norma dell’art.1, comma 1, lettera c) della legge 25 luglio 2005, n.150», risultante dalle modificazioni e integrazioni successivamente apportate, limitatamente alle seguenti parti: art.8, comma 1, limitatamente alle parole “esclusivamente” e “relative all’esercizio delle competenze di cui all’art.7, comma 1, lettera a)”; art.16, comma 1, limitatamente alle parole: “esclusivamente” e “relative all’esercizio delle competenze di cui all’art.15, comma 1, lettere a), d) ed e)”?».

In parole semplici: Volete che l’operato del magistrato possa essere valutato dai membri di Consiglio direttivo della Cassazione e anche dai membri laici dei consigli giudiziari, come professori universitari e avvocati?

Chi vota SI al referendum uole abrogare la legge e consentire che i magistrati vengano valutati anche dai membri laici come avvocati e professori universitari.

Chi vota NO vuole continuare a escludere la valutazione laica per i magistrati.

Per il SI: “La giustizia nel nostro paese è un problema irrisolto da decenni. I problemi evidenziati dal caso di Enzo Tortora, più di trenta anni fa, rimangono ancora sul tappeto. Nel frattempo il dibattito è stato inquinato per tanti anni da una deriva giustizialista. Una vittoria del Si costituirebbe una svolta in senso garantista, per ottenere davvero un giudice terzo ed imparziale e l’affermazione del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza. Perciò questa occasione storica non può andare perduta. Finora le valutazioni di professionalità per le carriere dei magistrati sono state prerogativa solo dei loro capi ufficio. Ne è risultato che sono positive nel 99,9 per cento dei casi. Chiediamo invece che su di esse possano esprimere un voto sia gli avvocati che i professori universitari che siedono nei consigli giudiziari. In questo modo potremo far emergere la meritocrazia e premiare il magistrato laborioso e produttivo.” (Pierantonio Zanettin, deputato e capogruppo di Forza Italia in Commissione Giustizia – Fonte: https://www.leggioggi.it/)

Per il NO: “A norma dell’articolo 105 della Costituzione: ‘Spettano al consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati. La valutazione professionale dei magistrati è una competenza che la Costituzione assegna all’organo di autogoverno, che decide anche sulla base dei pareri formulati dal Consiglio Direttivo della Cassazione e dai Consigli giudiziari. Il Consiglio Direttivo della Corte di Cassazione è un organismo formato sulla falsariga del Consiglio Superiore della magistratura. E’ composto da membri di diritto (il primo Presidente, il Procuratore Generale ed il Presidente del Consiglio nazionale forense), da 8 magistrati eletti dai loro colleghi, nonché da 2 professori universitari e da un avvocato (membri laici). I consigli giudiziari sono organismi territoriali anch’essi formati sulla falsariga del consiglio superiore della magistratura. Essi sono composti da membri di diritto (il presidente della Corte d’appello, il procuratore generale e il presidente dell’ordine degli avvocati), da magistrati eletti dai loro colleghi e da membri laici, avvocati e un professore universitario, nominati con metodi vari e da un componente eletto dai Giudici di Pace. I Consigli formulano pareri su questioni che riguardano l’organizzazione ed il funzionamento degli Uffici giudiziari, esercitano la vigilanza sulla condotta dei magistrati in servizio e formulano le pagelle relative all’avanzamento in carriera dei magistrati. Su queste ultime due competenze hanno voce solo i componenti togati. Il quesito chiede che alla valutazione dell’operato dei magistrati partecipino anche avvocati e docenti universitari, i cosiddetti laici. In realtà, già adesso, la legge prevede che gli avvocati debbano esprimere una valutazione, poiché, ai fini della formulazione del parere sulla professionalità: ‘il consiglio giudiziario acquisisce le motivate e dettagliate valutazioni del consiglio dell’ordine degli avvocati avente sede nel luogo dove il magistrato esercita le sue funzioni.” (Domenico Gallo, presidente Comitato per il No – Fonte: https://www.rainews.it/).

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