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Degrado dei giardini pubblici in via Belvedere: troppe domande senza risposta

BATTIPAGLIA – L’incendio sviluppatosi nella Villa comunale di via Belvedere nella notte tra il 4 e il 5 luglio, sebbene – anzi, per fortuna – non abbia procurato danni particolari al patrimonio ambientale cittadino, impone quantomeno una riflessione, affinché, spento in fretta l’incendio, non si spenga anche l’attenzione pubblica su questo bene di pubblica proprietà. Dispiace, infatti, dover ancora costatare che i giardini su cui decenni fa giocavano spensierati i bambini sono ora ridotti, e non da ora, a una vera discarica a cielo aperto.

Basta lanciare un’occhiata lungo i costoni delle aiuole o ai muretti di recinzione della villa o, ancora, far scivolare lo sguardo lungo i tappeti d’erba che tappezzano quest’area urbana: i rifiuti sono ovunque. L’espressione può sembrare banale, ma, a passar di lì a piedi o in bici, non verrebbe altro da esclamare; lo sconcerto è ahimè incontenibile.

Tutti vedono, tutti costatano, tutti commentano. Nessuno fa nulla. Qualche timida reazione istituzionale c’è stata, quando nella scorsa primavera l’Amministrazione comunale aveva ritenuto di bussare alla porta dei privati per risolvere l’annoso problema, meditando l’emanazione di un bando di affido della ristrutturazione e della gestione del parco.

Soluzione di cui s’è riparlato nel mese scorso fino alla seduta di Consiglio comunale del 26 giugno, con tanto di mozione di un gruppo consiliare, preoccupato per le condizioni di fruibilità dei giardini, intervenuto per ribadire in tempo che il bando di assegnazione prossimo a scriversi per la gestione dell’area verde a un privato debba fissare alcune ‘garanzie’ e non accontentarsi dell’apertura di un semplice chiosco-bar. Insomma, quel che l’Ente comunale mai ha realizzato per anni lo si pretende ora da un gestore privato: ristrutturazione dei bagni e delle aree-gioco interne, piantumazione di alberi e fiori, piste per bici e footing, installazione di cabine nursery, con tanto di apertura di un ristorante all’aperto. Sogni? Un bla bla fantapolitico.

Oggi tutto tace su carta, tra mille propositi e altrettante buone intenzioni. E perdura lo stato di degrado ambientale, tant’è che poco vale il confronto col caso virtuoso dei giardini pubblici di Taverna delle Rose, laddove un’associazione incaricata si occuperà fino al 2033 della manutenzione della villa comunale, oltre che della vigilanza diurna e notturna.

Eppure la presenza di un gabbiotto all’ingresso principale della villa comunale di via Belvedere (lato via Clarizia) lascia intendere che almeno la vigilanza dovrebbe essere assicurata da un custode. Se fosse davvero così – e gli atti del Comune lo confermano -, com’è possibile che, a volte, di notte il parco resti aperto, alla mercé dei malintenzionati?

Già in passato, la ‘salute’ di tale area verde aveva destato non poche preoccupazioni tra i cittadini. Correva l’anno 2010 quando l’allora Comitato di Quartiere “Serroni”, insediatosi da pochi mesi e già molto attivo nella periferia nord della città, protocollava la sua prima istanza relativa allo stato d’incuria in cui versavano le ville comunali (Prot. n. 60004 del 12/08/2010).

Non è difficile ricordare che – quando è nato il laboratorio “CoscienzaSociale” nel 2012 – i Comitati di Quartiere e la benemerita associazione “Mariarosa”, insieme ad altri cittadini, lamentavano la presenza di micro-discariche disseminate in aree periferiche, come in via Lettonia, in aperta campagna, al confine con il territorio comunale di Bellizzi.

Malgrado le sanzioni previste siano tuttora salatissime – peraltro, quasi mai applicate – i maleducati sono diventati nel 2017 più temerari e addirittura agiscono in aree centrali, come nella ‘Vecchia Villa”. La classe politica sembra aver perso il contatto con la realtà.

C’è da chiedersi se investire annualmente circa € 20.000,00 per remunerare le guardie ambientali – che una volta erano essenzialmente i soci di ‘Italcaccia’ e adesso sono 17 volontari della Protezione civile – abbia senso. Basta vedere cosa sono diventate certe strade comunali. Un caso emblematico è lo stato di perenne degrado ambientale, in cui versa la nuova strada di collegamento tra Viale delle industrie e la SP 195 nell’agglomerato industriale ebolitano. Ancor peggio, da un anno a questa parte, a viale Europa (zona industriale) non sembra che vi sia stata alcuna pulizia ordinaria e le sterpaglie cresciute intorno alle banchine della strada paradossalmente assicurano un certo decoro, camuffando lo scempio di una vera e propria discarica a cielo aperto, piena di rifiuti ingombranti. È possibile che chi di dovere ignori queste situazioni?

Occorre metter mano a un sistema di video-sorveglianza efficace. La tecnologia ci viene in aiuto.

Già all’epoca dell’Amministrazione Santomauro, proprio l’associazione “Mariarosa” aveva proposto di utilizzare le fototrappole per debellare il fenomeno delle micro-discariche. A questo fenomeno va aggiunto quello del vandalismo: le rilevazioni fotografiche aiuterebbero a stanare i malintenzionati. Non si comprende, dunque, perché finora il Comune di Battipaglia non abbia avviato su vasta scala l’utilizzo di questo deterrente tecnologico, la cui efficacia è stata ampiamente dimostrata in altri contesti urbani e, come testimoniano le vecchie foto recentemente pubblicate da Alba Ecologia, potrebbe funzionare anche a Battipaglia.

Ci si chiede, anzi, come sia possibile che, col passare degli anni e pur cambiando gli interlocutori istituzionali, le richieste di manutenzione e sorveglianza della Villa comunale di via Belvedere restino inevase.

Troppe domande. Sembrano domande polemiche, finanche domande stantie, forse domande ingenue. Sono, innanzitutto, domande legittime. (Dino Rosalia)

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