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Gli anni di De Mita e della DC irpina: a Salerno un incontro promosso da MEIC e FUCI

SALERNO – Sarà presentato lunedì 19 maggio il libro di Daniele Morgera “Li chiamavano i magnifici 7. Ciriaco, Gerardo e gli altri: verità e leggende della DC irpina che arrivò a governare l’Italia”. Appuntamento alle ore 18.00 al Salone “Bottiglieri” della Provincia di Salerno. Organizzata dalle Presidenze diocesane del MEIC “Don Guido Terranova” e della FUCI “San Gregorio VII”, l’iniziativa segna un passo ulteriore nella programmazione associativa triennale dell’associazionismo cattolico locale, giacché contribuisce ad approfondire alcuni aspetti della storia contemporanea tramite la ricerca che Daniele Morgera ha condotto – in questo caso – sulla DC irpina del secondo Novecento.
Il libro – alle stampe nel marzo 2024 per i tipi de “La Bussola Edizioni” – è un viaggio nella memoria italiana lungo le direttrici di una parabola politica senza eguali, quella che – tra gli anni ’60 e ’80 del secolo scorso – partendo dall’entroterra meridionale riuscì con la guida di Ciriaco De Mita a distinguersi nel panorama politico nazionale. Parliamo di alcuni noti protagonisti del cattolicesimo politico meridionale: Biagio Agnes, Antonio Aurigemma, Gerardo Bianco, Salverino De Vito, Giuseppe Gargani, Nicola Mancino, Aristide Savignano ed Ortensio Zecchino.
La vicenda dei magnifici 7 – che poi sette non erano – è ricucita da Morgera col filo di una memoria sospesa tra l’Irpinia e il resto d’Italia, per offrire pagine dense di fatti evocati nel rincorrersi di aneddoti e testimonianze. Come lui stesso afferma nell’incipit: “C’era una volta la Dc e c’era in tutta Italia, ma l’Irpinia fu un caso a sé. Quella che vi apprestate a leggere è la favola politica o, se preferite, il romanzo popolare di una provincia che, a suo modo, è stata capitale.”
Dopo i saluti istituzionali del Presidente della Provincia Vincenzo Napoli, dell’Arcivescovo Mons. Andrea Bellandi e dei Presidenti diocesani MEIC Rocco Pacileo e della FUCI Francesco Di Palma converseranno con l’autore Morgera il giornalista Gianni Festa (Direttore Corriere dell’Irpinia, già Caporedattore de “Il Mattino” e fondatore del “Quotidiano del Sud), Clemente Mastella (Sindaco di Benevento e già Ministro della Giustizia), Giuseppe Gargani (già Deputato ed europarlamentare). A concludere ci sarà Pier Ferdinando Casini (Senatore della Repubblica e già Presidente della Camera dei Deputati). A Stefano Pignataro (Vicepresidente Diocesano MEIC) è affidata la moderazione dell’incontro.
I 12 capitoli nelle 300 pagine del libro prendono il largo a partire dal dialogo immaginario tra un nonno e la nipotina, sicché le battute dischiudono scenari del passato che, senza strizzare l’occhiolino alla facile nostalgia, consentono di analizzare quella congiuntura particolare che da laboratorio politico locale divenne a mano a mano una singolare esperienza di governo.
Ricordiamo che Morgera si occupa di attualità, con riguardo alle dinamiche dell’informazione sociale e dell’integrazione europea. Ha tenuto corsi formativi nell’ambito del master del Dipartimento dei Beni Culturali e dello spettacolo dell’Università di Parma e da anni è attivo nel settore della cultura e della comunicazione, alla direzione di testate giornalistiche ed enti pubblici. La politica è un territorio che gli piace esplorare. È oltretutto quanto ha di recente confermato, nello scorso febbraio, con “Le mani sulla storia”, edito da Rubbettino, il più recente volume incentrato sul prezioso dialogo con Giuseppe Gargani, noto europarlamentare, che fu proprio tra quei democristiani irpini che animarono la corrente della sinistra di base.
Lunedì sera la stagione democristiana evocata da Morgera servirà dunque a ricomporre suggestioni e note di riflessione, lambendo aree di analisi tra passato e presente intorno ad un fare politica che aveva in Irpinia la sua generosa fucina e che forse oggi non c’è più. E tale è l’attenzione posta per quello specifico centro d’interesse che l’intero libro può essere letto come un atto d’amore per la terra irpina, scritto oltretutto da chi irpino non è, ma si mostra audace nell’indicare il sentiero che un tempo battuto per riscattare il Sud, come recitano i versi del frontespizio: “A chi nasce in Irpinia,/dove manca il mare,/ma c’è tutto il resto:/terra per seminare,/cielo per sognare,/vento per arrivare lontano.”
(g.f.)

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