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Beni confiscati alle mafie: la Regione Campania presenta la sua strategia di attacco e riutilizzo

NAPOLI – Beni confiscati: la Regione Campania presenta la sua strategia per il biennio 2025-2027.
Sono stati pubblicati sul Burc n. 72 del 13/10/2025 il “Piano strategico per i beni confiscati 2025-2027” e il “Programma annuale degli interventi per la valorizzazione dei beni confiscati 2025”.
Adottati con Deliberazione di Giunta regionale n. 673 del 30/09/2025, i due importanti atti sono stati elaborati in un unico documento.
Lungi dal voler “fare carte” per mero vezzo burocratico, si tratta di due strumenti di programmazione, attraverso i quali la Regione Campania intende realizzare tre obiettivi specifici: 1) valorizzazione dei beni confiscati; 2) rafforzamento delle competenze nella gestione dei beni confiscati; 3) re-immissione nel circuito dell’economia legale delle Aziende confiscate.
È chiaro che sia il Piano strategico sia il Programma annuale si innervano su una “vision” politica e sociale che riconosce il carattere trasversale del riutilizzo dei beni confiscati. È un ambito di intervento che la Regione Campania pone al centro della più complessiva policy regionale.
Lo si fa nel solco della “Legge Rognoni-La Torre” (Legge13 settembre 1982, n. 646) e della Legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati (Legge 7 marzo 1996, n. 109), infine in attuazione del “Codice Antimafia” (D. Lgs. 159 del 6 settembre 2011).
La sottrazione del patrimonio illecitamente accumulato diviene un modo ben preciso per ‘aggredire’ le mafie locali ed infliggere un duro colpo ai loro beni immobiliari. Si legge non a caso proprio in incipit del Piano strategico: “L’ablazione dei patrimoni illecitamente accumulati, come indicato anche dalla Direttiva (UE) 2024/1260 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 24 aprile 2024 riguardante il recupero e la confisca dei beni, viene assunta, anche in ambito internazionale, come prioritario dispositivo per il contrasto alle mafie globalizzate (ma comunque sempre ben radicate sugli specifici territori di origine, soprattutto al Sud Italia).”
È un’azione strategica che non può non trarre alimento da principi etici alti. La Dottrina sociale della Chiesa cattolica torna evidentemente ad ispirare l’iniziativa regionale. Sì guarda alle buone prassi indicate da Libera e al magistero stesso di Papa Francesco.
Sì legge infatti: “il riutilizzo dei patrimoni sottratti ai clan può diventare un importante strumento nell’esercizio pratico di tutela, costruzione e valorizzazione del bene comune e della Pace. Lo aveva sottolineato anche Papa Francesco nel corso della “Conferenza internazionale sull’uso sociale dei
beni confiscati alla criminalità organizzata”, tenutasi il 19 settembre 2024 presso la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali del Vaticano, promossa dall’associazione “Libera. Nomi e numeri contro le mafie” e dall’Accademia Pontificia delle Scienze Sociali: «La criminalità organizzata, nella sua brutalità, attenta al bene comune, attacca milioni di uomini e donne che hanno il diritto di vivere la propria vita e di crescere i propri figli con dignità e liberi dalla fame e dalla paura della violenza, dell’oppressione o dell’ingiustizia; attacca i gruppi socialmente emarginati che sono particolarmente esposti alle attività della criminalità organizzata. In questo senso, il modello italiano è un buon esempio di come i profitti criminali possano essere indirizzati verso la riparazione dei danni causati alle vittime e alla società; di come questi possano servire alla ricostruzione del bene comune e alla costruzione della pace».

(g.f.)

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